Team building: pronti, puntate, fuoco!

Il miglior leader conosce a fondo i suoi collaboratori e sa rimettersi in discussione

Team building: quali sono i modelli che definiscono la coesione e l’efficienza di un gruppo di lavoro verso l’obiettivo finale?

La ragione di esistere di un team e quindi del team building risiede nel perseguimento di uno preciso scopo la cui chiarezza è il requisito più importante per determinare cooperazione e interdipendenza tra i membri.

E’ stato già detto che non è sufficiente che due o più persone si uniscano, abbiano delle competenze e parlino la stessa lingua, essi devono essere gestiti responsabilmente da una figura speciale, il “leader”. La leadership quindi è l’attitudine o le capacità apprese che consentono a questa persona di svolgere correttamente e proficuamente il proprio lavoro, in primo luogo per “ispirare” gli sforzi dei membri e assegnare al loro insieme un’identità ben precisa.

Quando si costituisce un team è come se il progettista avesse in mente l’architettura di un edificio e ognuno dei membri del gruppo ha un preciso compito per realizzarlo in collaborazione con gli altri. Se non vi sono ritardi o errori l’obiettivo sarà raggiunto entro i termini stabiliti con piena soddisfazione di ognuno.

Capite bene cosa vuol dire in tal caso la necessità di non frammentare il gruppo. Infatti, se il leader tende a mantenere uno dei componenti fuori dalle decisioni condivise senza una ragione comprensibile, questi potrebbe diventare una forza “passiva” e quindi il senso e l’efficacia della realtà costituita verrebbe meno.

In un gruppo di lavoro il leader applica più che mai doti e conoscenze umane ed empatiche. La condivisione di obiettivi presuppone sforzi individuali dalla cui somma si evince la capacità del team di vincere e superare le prove più difficili. In questo contesto possono verificarsi turbolenze di vario genere, legate alle dinamiche relazionali di gruppo ma anche alla situazione personale di ognuno.

Per garantire il senso di appartenenza e la sicurezza delle persone rispetto al contesto è necessario anche che il leader le conosca più a fondo, come individui e non soltanto come soggetti con un ruolo. E i collaboratori devono conoscere a fondo il capo. Quando sono noti sogni, motivazioni, demotivazioni, passioni, frustrazioni di ognuno, l’ambiente diventa di “nutrimento e cura” e non soltanto produttivo, e di ciò ne beneficia la sfera emotiva generale.

Ciò significa anche che il team leader è aperto ai suggerimenti dei membri del team e se necessario è disposto a rimettersi in discussione. Nessuna forma di autoritarismo è consigliabile o all’interno del gruppo sorgeranno frequenti episodi di risentimento e il leader stesso vivrà una situazione molto stressante.

Solo quando l’obiettivo è stato prefissato possono essere scelte le persone adatte per lo scopo. L’esempio calzante è quello dell’attività venatoria. Chi va a caccia prima sceglie quali animali predare e poi si procura l’opportuna attrezzatura. Lo stesso vale per l’azienda. Conosciuto lo scopo devo selezionare le risorse umane giuste e competenti. Se qualcosa non quadrerà è molto probabile che si è verificato almeno uno dei seguenti inconvenienti: l’obiettivo è vago e irrealistico oppure sono circondato da persone poco responsabili o impreparate, peggio ancora se poco inclini ad apprendere e migliorarsi.

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