Start up, l’Italia degli innovatori che spopolano all’estero

Molte start up italiane sono conosciute nel mondo per originalità e innovazione

È molto interessante sapere che il nostro Paese è ricco di talenti e innovatori che si distinguono a livello mondiale per il loro spirito di iniziativa volto ad innovare il settore di Internet e delle nuove tecnologie.

Paolo Privitera è il primo nome che attrae la nostra attenzione. Ha all’attivo sei start up ma la sua migliore “creatura” è Doochoo, un sistema per guadagnare attraverso sondaggi on line che potrebbe essere perfino comprata per 25 milioni di dollari.

Ma il fermento tutto italiano per ciò che riguarda l’economia digitale non si ferma qui. Antonio Tomarchio, ventinovenne catanese, lo scorso anno ha vinto un prestigioso premio in Francia, in una importante manifestazione a livello europeo, grazie alla sua piattaforma di giochi che attrae ben 3 milioni di utenti al giorno: Beintoo.

Il portale funziona così: gli sviluppatori delle applicazioni e gli inserzionisti di pubblicità collaborano attivamente per fidelizzare e accrescere i clienti del portale. Gli inserzionisti che vogliano premiare i propri clienti possono finanziare dei premi che vengono assegnati al raggiungimento di un certo punteggio e gli sviluppatori utilizzano tale incentivo per accrescere gli utenti delle apps e ne traggono ricavi.

E’ anche vero che Privitera, come Tomarchio, hanno sviluppato le loro iniziative valicando i confini europei e conquistando l’interesse di partner americani fiduciosi dei loro progetti. Mashape è un’altra azienda italiana “emigrata”. I proprietari, tre ventenni, hanno ottenuto un finanziamento di un milione e mezzo di dollari da Google e da Amazon. Non male. Ma tornando a casa nostra, un caso di successo che merita attenzione è legato al nome di Daniele Pelleri, ingegnere venticinquenne, che ha creato AppsBuilder, una piattaforma che mette a disposizione strumenti per creare applicazioni. Sinora ne sono state sfornate decina di migliaia.

Lo scenario italiano è anche ricco di donne innovatrici. Il caso più noto è quello di Barbara Labate che ha ideato e organizzato il primo sito internet gratuito che compara i prezzi dei prodotti alimentari ed elettrodomestici dei principali supermercati italiani: Risparmiosuper.it.

Ma chi è lo startupper italiano? Di sicuro è una persona appassionata del suo lavoro e ama il suo Paese. Non conosce orari di lavoro e il significato del “posto fisso”. Anche se inizialmente deve sopportare delle rinunce non gli importa, è molto più importante raggiungere l’obiettivo, il proprio sogno. Colpisce molto la dichiarazione di Max Ciociola, 34 anni, fondatore di “musiXmatch” e “startup activist”:Il nostro obiettivo nella vita non è trovarci un lavoro, ma creare lavoro“.

Negli ultimi anni le start up, quindi le imprese rischiose, hanno raggiunto risultati che le “imprese solide” non concepiscono da decenni: per esempio le tante nuove assunzioni e modelli di gestione attuali che favoriscono i risultati attraverso il lavoro di squadra. L’imprenditore vecchio stampo è tendenzialmente accentratore e soprattutto resistente ad apprendere nuovi stili di management. Molte di esse all’inizio erano scommesse, chiacchiere buttate lì ma poi hanno fatturato milioni. Sono stati necessari la fiducia degli investitori e la passione dei fondatori che si è tramutata in lavoro duro e in tanta determinazione.

Oggi le imprese che guardano al futuro crescono a ritmi vertiginosi. Si stima che gli imprenditori ventenni supereranno coloro di pari età che saranno assunti a tempo indeterminato. Per di più le nuove imprese creeranno nuovi posti di lavoro, opportunità e innovazione.

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Giornalista, esperto in comunicazione, formatore HR - fondatore ed editore di yourenterprise.net

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