Start up innovative e incubatori certificati. Il crowdfunding

Disciplina giuridica delle start up innovative, dell'incubatore certificato e del crowdfunding

Disciplina giuridica delle start up innovative, dell’incubatore certificato e del crowdfunding

Sullo stesso argomento:

LA START UP INNOVATIVA

Con l’evidente finalità di inquadrare normativamente un fenomeno socio-economico di indubbio spessore e di crescente diffusione imprenditoriale, il d.l. n. 179 del 18 ottobre 2012, convertito in l. n. 221 del 17 dicembre 2012 (G.U. – Serie Ordinaria – n. 294 del 18 dicembre 2012) recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” ha predisposto un corpo di articoli (25-32) dedicati alla finalità, definizione, pubblicità ed operatività della c.d. start-up innovativa e del c.d. incubatore di imprese certificato.

Vengono, di conseguenza, visti con favore ed anzi decisamente implementati e dotati di spinta propulsiva:

  • la crescita sostenibile;
  • lo sviluppo tecnologico;
  • la nuova imprenditorialità;
  • l’occupazione, in particolare giovanile;

allo scopo di contribuire allo sviluppo di una nuova cultura imprenditoriale, alla creazione di un contesto maggiormente favorevole all’innovazione, alla promozione di una maggiore mobilità sociale e, non ultimo, ad attrarre in Italia talenti, imprese innovative e capitali esteri.

Ai sensi dell’art. 25, comma secondo, l. 221/’12, la start-up innovativa, precisamente, è un’impresa avente la veste giuridica di società di capitali (ivi incluse le s.r.l. semplificate ed a capitale ridotto) o cooperativa, di diritto italiano ovvero Societas Europaea, residente in Italia ai sensi dell’art. 73 del d.p.r. 22 dicembre 1986 n. 917, ad esclusione dei consorzi.

Le azioni o quote rappresentative del capitale sociale non devono essere quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione.

La start-up innovativa deve, inoltre, possedere i seguenti requisiti:

a) i soci, persone fisiche, detengono al momento della costituzione e per i successivi ventiquattro mesi, la maggioranza delle quote o azioni rappresentative del capitale sociale e dei diritti di voto nell’assemblea ordinaria dei soci;

b) è costituita e svolge attività d’impresa da non più di quarantotto mesi;

c) ha la sede principale dei propri affari e interessi in Italia;

d) a partire dal secondo anno di attività della start-up innovativa, il totale del valore della produzione annua, così come risultante dall’ultimo bilancio approvato entro sei mesi dalla chiusura dell’esercizio, non è superiore a 5 milioni di euro;

e) non distribuisce, e non ha distribuito, utili;

f) ha, quale oggetto sociale esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;

g) non è stata costituita da una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda.

Inoltre, la start-up innovativa deve possedere almeno uno dei seguenti requisiti:

1) le spese in ricerca e sviluppo sono uguali o superiori al 20 per cento del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione della start-up innovativa. Dal computo per le spese in ricerca e sviluppo sono escluse le spese per l’acquisto e la locazione di beni immobili. Ai fini di questo provvedimento, in aggiunta a quanto previsto dai principi contabili, sono altresì da annoverarsi tra le spese in ricerca e sviluppo: le spese relative allo sviluppo pre competitivo e competitivo, quali sperimentazione, prototipazione e sviluppo del business plan, le spese relative ai servizi di incubazione forniti da incubatori certificati, i costi lordi di personale interno e consulenti esterni impiegati nelle attività di ricerca e sviluppo, inclusi soci ed amministratori, le spese legali per la registrazione e protezione di proprietà intellettuale, termini e licenze d’uso. Le spese risultano dall’ultimo bilancio approvato e sono descritte in nota integrativa. In assenza di bilancio nel primo anno di vita, la loro effettuazione è assunta tramite dichiarazione sottoscritta dal legale rappresentante della start-up innovativa;

2) impiego come dipendenti o collaboratori a qualsiasi titolo, in percentuale uguale o superiore al terzo della forza lavoro complessiva, di personale in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che sta svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure in possesso di laurea e che abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero;

3) sia titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività di impresa.

La start-up innovativa, per poter godere dei benefici fiscali previsti dalla normativa, è tenuta ad iscriversi nell’apposita sezione istituita presso il registro delle imprese (art. 25, comma ottavo, l. 221/’12). La domanda di iscrizione nella sezione speciale può avvenire in sede di costituzione ovvero successivamente.

Le società già costituite alla data di entrata in vigore della legge di conversione n. 221/’12, ed in possesso dei requisiti di cui all’art. 25, comma secondo, sono considerate start-up innovative se depositano presso l’Ufficio del registro delle imprese una dichiarazione sottoscritta dal rappresentante legale che attesti il possesso dei requisiti.

La start-up innovativa è automaticamente iscritta alla sezione speciale del registro delle imprese di cui all’art. 25, comma ottavo, l. 221/’12 a seguito della compilazione e presentazione della domanda in formato elettronico, contenente le seguenti informazioni:

a) data e luogo di costituzione, nome e indirizzo del notaio;

b) sede principale ed eventuali sedi periferiche;

c) oggetto sociale;

d) breve descrizione dell’attività svolta, comprese l’attività e le spese in ricerca e sviluppo;

e) elenco dei soci, con trasparenza rispetto a fiduciarie, holding, con autocertificazione di veridicità;

f) elenco delle società partecipate;

g) indicazione dei titoli di studio e delle esperienze professionali dei soci e del personale che lavora nella start-up innovativa, esclusi eventuali dati sensibili;

h) indicazione dell’esistenza di relazioni professionali, di collaborazione o commerciali con incubatori certificati, investitori istituzionali e professionali, università e centri di ricerca;

i) ultimo bilancio depositato, nello standard XBRL;

l) elenco dei diritti di privativa su proprietà industriale e intellettuale.

Tali informazioni dovranno essere aggiornate con cadenza non superiore a sei mesi tramite apposita comunicazione da presentare al registro delle imprese (art. 25, comma quattordici, l. 221/’12).

AGEVOLAZIONI NORMATIVE E FISCALI

L’art. 26 della l. 221/’12 introduce numerose deroghe al diritto societario al fine di consentire una gestione più flessibile e funzionale alle esigenze di governance soprattutto se le start-up sono costituite in forma di s.r.l.

Le start-up innovative godono di una totale esenzione dal pagamento dei diritti di segreteria e dell’imposta di bollo nonché dal pagamento del diritto annuale. Tale esenzione opera dal momento dell’iscrizione nella sezione speciale e dura non oltre il quarto anno di iscrizione (art. 26, comma ottavo, l. 221/’12).

Viene introdotto, con l’articolo 27, un regime fiscale e contributivo di favore per i piani di incentivazione basati sull’assegnazione di azioni, quote o titoli similari ad amministratori, dipendenti, collaboratori e fornitori delle imprese start-up innovative.

Il reddito derivante dall’attribuzione di questi strumenti finanziari o diritti non concorrerà alla formazione della base imponibile, sia a fini fiscali che contributivi. In questo modo, viene facilitata la partecipazione diretta al rischio di impresa.

I contratti di lavoro a termine potranno, in deroga a quanto previsto dal decreto legislativo n.368/’01, avere una durata maggiore e fino a quattro anni e prevedere una retribuzione composta da una parte fissa e una parte variabile.

Quindi la durata massima dei contratti a termine nelle start up innovative sarà di 36 mesi (durata minima sei mesi); vi sarà comunque la possibilità ulteriore di prolungare il contratto di ulteriori 12 mesi (con l’assistenza della Direzione territoriale del lavoro) e quindi fino al periodo complessivo di 48 mesi. Tali contratti potranno poi, differentemente da quanto previsto ordinariamente, essere sottoscritti senza soluzione di continuità.

In ciò il contratto a termine delle start up si distinguerà dai contratti a termine ordinari in cui, nel caso di successione di diversi contratti di lavoro determinato, devono comunque interporsi intervalli minimi.

Relativamente alla retribuzione la stessa viene prevista al comma settimo dell’articolo 28, l. 221/’12. La retribuzione potrà avere una componente fissa e una componente variabile. La prima in ogni caso non potrà essere inferiore al minimo tabellare previsto nei contratti di lavoro applicabili; la seconda potrà essere legata a parametri quali la produttività del lavoratore, i risultati aziendali, o comunque a parametri previamente concordati tra le parti.

Al fine di poter attirare capitali in tali società, sono previste delle agevolazioni fiscali (art.29) che consistono per il privato che compra quote o azioni di una start-up innovativa in una detrazione Irpef del 19% per tre anni sulla somma investita. Se ad investire invece è una società, questa potrà portare in deduzione dal reddito imponibile il 20% dell’investimento, sempre che questo venga mantenuto per almeno due anni.

INCUBATORE DI START-UP INNOVATIVE CERTIFICATO

Ai sensi dell’art. 25, comma quinto, l. 221/’12, l’incubatore certificato  e’  una società di capitali,  costituita  anche  in  forma  cooperativa,  di diritto italiano ovvero una Societas Europaea, residente in Italia ai sensi dell’articolo 73 del d.p.r. 22 dicembre 1986, n. 917, che offre servizi per sostenere la  nascita  e lo sviluppo di start-up innovative ed e’  in  possesso  dei  seguenti requisiti:

a)  dispone  di  strutture,  anche   immobiliari,  adeguate  ad accogliere start-up  innovative,  quali  spazi  riservati  per  poter installare attrezzature di prova, test, verifica o ricerca;

b) dispone di attrezzature adeguate all’attività delle  start-up innovative,  quali  sistemi  di  accesso  alla  rete  internet,  sale riunioni, macchinari per test, prove o prototipi;

c)  è  amministrato  o  diretto  da  persone   di   riconosciuta competenza in materia di impresa e innovazione e ha a disposizione una struttura tecnica e di consulenza manageriale permanente;

d) ha regolari rapporti di collaborazione con università, centri di ricerca, istituzioni pubbliche e partner finanziari che svolgono attività e progetti collegati a start-up innovative;

e) ha adeguata e comprovata esperienza nell’attività di sostegno a start-up innovative, la cui sussistenza è valutata ai sensi del comma settimo.

Il comma sesto, dell’art. 25 prevede che i requisiti che devono essere posseduti dall’incubatore di imprese certificato siano oggetto di apposita autocertificazione sottoscritta dal rappresentante legale, da presentare al momento dell’iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese.

Per quanto concerne disciplina, formalità ed agevolazioni, per l’incubatore di imprese certificato valgono le medesime disposizioni già analizzate per le start-up innovative, alle quali, dunque, si rinvia.

Il CROWDFUNDING

Di particolare interesse risultano le disposizioni in materia di raccolta di capitali di rischio tramite portali on-line a sostegno delle star-up innovative (c.d. crowfunding). L’obiettivo dichiarato dal legislatore è quello di favorire l’accesso al pubblico risparmio per le start-up innovative individuate dalla l. 221/’12.

Il bisogno di liquidità rappresenta, infatti, una delle maggiori criticità per le nuove iniziative e tale canale di approvvigionamento alternativo può garantire linfa vitale ai giovani imprenditori.

La disciplina, introdotta dall’art. 30 della l. 221/’12, va ad innovare il Testo Unico delle disposizioni in materia finanziaria (d. lgs. 24 febbraio 1998, n. 58) con una serie di integrazioni che, anzitutto, contengono principi definitori.

Precisamente, per portale per la raccolta di capitali per le start-up innovative  si  intende  una  piattaforma  online che abbia come finalità esclusiva la facilitazione della raccolta  di  capitale di rischio da parte delle start-up innovative, comprese le start-up a vocazione sociale (tali essendo le start-up innovative che operano in via esclusiva nei settori indicati dall’art.2, comma primo, del d. lgs. 24 marzo 2006, n. 155).

Per gestore di portali  s’intende il soggetto che esercita professionalmente il servizio di gestione di portali per la raccolta di capitali per le start-up innovative ed è iscritto nell’apposita sezione del registro tenuto dalla Consob.

L’attività di gestione di portali per la raccolta di capitali per le start-up innovative è riservata alle imprese di investimento e alle banche autorizzate ai relativi servizi di investimento nonché ai soggetti iscritti in un apposito registro tenuto dalla Consob, a condizione che questi ultimi trasmettano gli ordini riguardanti la sottoscrizione e la compravendita di strumenti finanziari rappresentativi di capitale esclusivamente a banche e imprese di investimento.

L’iscrizione nel registro di cui al comma secondo è subordinata  al ricorrere dei seguenti requisiti:

a) forma di società per azioni, di società in accomandita per azioni, di società a responsabilità limitata o di società cooperativa;

b) sede legale e amministrativa o, per  i soggetti comunitari, stabile organizzazione nel territorio della Repubblica;

c) oggetto sociale conforme con quanto previsto dal comma primo;

d) possesso da parte di coloro che detengono il controllo e dei soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo dei requisiti di onorabilità stabiliti dalla Consob;

e) possesso da parte dei soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e controllo, di requisiti di professionalità stabiliti dalla Consob.

I soggetti iscritti nel registro di cui al comma 2 non possono detenere somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza di terzi.

La Consob determina, con regolamento, i principi e i criteri relativi:

a)  alla formazione del registro e alle relative forme di pubblicità;

b)  alle eventuali ulteriori condizioni per  l’iscrizione nel registro, alle cause di sospensione, radiazione e riammissione e alle misure applicabili nei confronti degli iscritti nel registro;

c) alle eventuali ulteriori cause di incompatibilità;

d) alle  regole di condotta che i gestori di portali devono rispettare nel rapporto con gli investitori, prevedendo un regime semplificato per i clienti professionali.

La Consob esercita la vigilanza sui gestori di portali per verificare  l’osservanza delle  disposizioni  di  cui  al   presente articolo e della relativa disciplina di attuazione. A questo fine  la Consob può chiedere la comunicazione di  dati  e  di  notizie  e  la trasmissione di atti e di documenti,  fissando  i  relativi  termini, nonché effettuare ispezioni.

I gestori di portali che violano le norme del presente  articolo o le disposizioni emanate dalla Consob in forza di esso, sono puniti, in base alla gravità della violazione e tenuto conto  dell’eventuale recidiva, con una sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinquecento a euro venticinquemila.

Le offerte al pubblico condotte esclusivamente attraverso uno o più portali per la raccolta di capitali possono avere ad oggetto soltanto la sottoscrizione di  strumenti  finanziari emessi dalle start-up innovative e devono avere un corrispettivo totale inferiore a quello determinato dalla Consob ai sensi dell’articolo 100, comma primo, lettera c), d. lgs. 58/’98.

La Consob determina la disciplina applicabile  alle offerte di cui al comma precedente, al fine di assicurare la  sottoscrizione da parte di investitori professionali o particolari categorie  di investitori dalla stessa individuate di una quota degli strumenti finanziari offerti, quando l’offerta non sia riservata esclusivamente a clienti professionali, e di tutelare gli  investitori  diversi  dai clienti professionali nel caso in cui i soci di controllo della start-up innovativa cedano le proprie partecipazioni a terzi successivamente all’offerta.

Lo scorso 30 aprile 2013 è entrato in vigore il primo regolamento ufficiale della Consob in materia di crowfunding. Il primo punto altamente innovativo è che l’Italia (al momento) sembra essere l’unico Paese in Europa che contempli una disciplina positiva sul crowfunding.

La seconda novità dettata dal nuovo regolamento è data dalla previsione del finanziamento, oltre alle nuove società, anche di singoli progetti, sempre in relazione al settore delle start-up innovative. La Consob, con tale regolamento, mira a disciplinare il mercato della raccolta del risparmio in via di espansione, in modo da garantire e tutelare i piccoli risparmiatori che aderiscono alle iniziative di crowfunding, vigilando sugli stessi investitori.

Ogni portale dovrà rispettare degli obblighi informativi nei confronti degli utenti tramite la pubblicazione e trasparenza delle offerte relative alle singole start-up.

Il regolamento, inoltre, disciplina le misure che i gestori dovranno assicurare in fase di raccolta e successiva trasmissione degli ordini agli intermediari autorizzati.

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