Impresa, delega delle funzioni e la subdelega, disciplina normativa

La delega delle funzioni permette all'imprenditore di alleggerirsi di compiti e responsabilità

La delega delle funzioni permette all’imprenditore di alleggerirsi di compiti e responsabilità

Le attuali realtà imprenditoriali assumono, sovente, una struttura multiforme ed assai spesso molto articolata, tanto da rendersi necessaria una “ripartizione” dei poteri gestionali e amministrativi tra il titolare dell’azienda ed i suoi preposti. La delega risulta in tal senso indispensabile per una organizzazione efficiente e funzionale.

La concreta operatività di tale trasferimento di poteri esige, nondimeno, la ricorrenza di precisi requisiti formali e sostanziali affinché possa dirsi effettiva ed operante – non solo tra le parti, ma soprattutto verso i terzi che vengono in contatto con l’impresa – la c.d. delega di funzioni.

LA DELEGA DI FUNZIONI. NOZIONE E CONTENUTO.

Con l’espressione delega di funzioni si indica l’atto organizzativo interno all’impresa, col quale un soggetto, che sia abilitato a delega (in genere il titolare dell’azienda), in presenza di determinati requisiti soggettivi ed oggettivi, positivi e negativi, trasferisce ad altro soggetto, alcuni doveri su di lui originariamente presenti.

Si tratta di uno strumento imprenditoriale,  utile  ad una migliore organizzazione dell’attività lavorativa nelle grandi, ma anche nelle piccole imprese, nonché un mezzo per ripartire responsabilità ed obblighi in materia di sicurezza, incidendo sulla distribuzione di responsabilità penali, derivanti  dalla violazione della normativa in materia di salute e sicurezza, ma non sulla responsabilità civile, che resta disciplinata dagli artt. 2049, 2087 del codice civile.

In termini organizzativo-strutturali, la delega diventa uno strumento teso a realizzare  un’organizzazione razionale che disloca e distribuisce il carico lavorativo ed annessi adempimenti.

A livello legislativo, la positiva definizione e disciplina dell’istituto in esame è stata regolamentata – sulla scorta della pluriennale e copiosa elaborazione giurisprudenziale – dal d. lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (attuativo dell’art. 1 della l. 3 agosto 2007, n.123 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro) pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.101 del 30.4.2008 – Suppl. Ordinario n. 108.

Segnatamente, l’art. 16 del d. lgs. 81/’08 indica una serie di requisiti formali e sostanziali che valgono a definire e delimitare l’ambito effettivo di operatività della delega.

Ed infatti,  la  delega  di  funzioni da parte del datore di lavoro, ove non espressamente esclusa, è ammessa con i seguenti limiti e condizioni:

a) che essa risulti da atto scritto recante data certa;

b) che il delegato possegga tutti i requisiti di professionalità ed esperienza  richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate;

c) che essa attribuisca al delegato tutti i poteri di organizzazione, gestione e controllo richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate;

d) che essa attribuisca al delegato l‘autonomia di spesa necessaria allo svolgimento delle funzioni delegate;

e) che la delega sia accettata dal delegato per iscritto.

La  delega di  funzioni – di cui peraltro deve essere data adeguata e tempestiva pubblicità – non esclude l’obbligo di vigilanza in capo al datore  di lavoro in ordine al corretto espletamento da parte del delegato delle  funzioni trasferite. Il successivo articolo 17, indica, invece, alcuni limiti di contenuto negativo stabilendo come il datore di lavoro non possa delegare:

a)  la  valutazione di  tutti i rischi con la conseguente elaborazione del documento previsto dall’articolo 28 del d. lgs. 81/’08;

b) la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi.

Tale divieto si spiega con il contenuto strettamente personale e delicato dell’oggetto delle attività richiamate, che il legislatore richiede siano sempre sotto la diretta vigilanza ed esecuzione del titolare originario delle posizioni di garanzia rispetto la salute e la sicurezza dei prestatori di lavoro.

LA “SPECIFICITA” DEI POTERI DELEGATI.

L’art. 16 comma 1 lett. c) del d.lgs. n. 81/’08 prevede, mediante l’utilizzo da parte del legislatore di un’espressione che richiama esplicitamente i modelli organizzativi e gestionali previsti dal d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231 (recante “disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300” – Gazzatte Ufficiale n.140 del 19.6.2001), che la delega “attribuisca al delegato tutti i poteri di organizzazione, gestione e controllo richiesti dalla specifica natura delle funzioni delegate”.

La giurisprudenza di legittimità, al riguardo, ha sempre affermato  la necessità imprescindibile di uno specifico e puntuale contenuto della delega, che deve essere dettagliata, articolata, esplicita nel definire compiti e funzioni. In altri termini, una delega che non attribuisca in modo chiaro, articolato, specifico, analiticamente dettagliato effettivi poteri di azione conferiti al delegato è del tutto priva di efficacia, ovvero inesistente.

La delega, di certo, “alleggerisce” le  responsabilità del delegante, finanche ad eliminarle, ma solo a patto che sia tale da conferire al delegato poteri reali ed effettivi, non fittizi e di mera facciata. Il tema dei poteri delegati, risulta, dunque di importanza decisiva al fine di definire il nuovo perimetro di responsabilità del datore di lavoro, e quello del delegato una volta che la delega sia stata validamente conferita.

L’attribuire al delegato effettivi poteri di organizzazione, gestione e controllo pone il problema del limite relativamente ai soggetti ai quali si può attribuire legittimamente la delega delle proprie funzioni antinfortunistiche da parte del datore di lavoro.

Per dirla in modo semplice, è inconcepibile una delega di funzioni dei compiti datoriali di sicurezza nei confronti di soggetti quali, ad esempio, gli operai generici che non solo sono i beneficiari della tutela medesima, ma che per definizione non hanno di fatto alcun potere di organizzazione, gestione e controllo, perché se diversamente fosse, non sarebbero in azienda a svolgere le funzioni di operaio generico, ma avrebbero ben altra collocazione nell’organigramma aziendale.

D’altro canto la delega di funzioni deve indicare in modo analitico e dettagliato i poteri effettivi di cui gode il delegato, e  precisare nel modo più chiaro le modalità di esercizio degli stessi, al fine di validare la delega medesima, e renderlo un efficace strumento di gestione aziendale della sicurezza, nonché sintomo rivelatore di una adeguata attenzione della politica aziendale ai temi della sicurezza e salute dei lavoratori, anche al fine di far fronte ad ipotesi di colpa organizzativa di cui al d .lgs. n. 231/’01.

LA SUBDELEGA DI FUNZIONI.

Una rilevante novità introdotta con l’intervento correttivo del 2009 è quella in tema di c.d sub-delega di funzioni.

L’articolo 16, comma 3 bis, inserito dal d. lgs. 3 agosto 2009, n.106 (recante “disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” – Gazzetta Ufficiale n.180 del 5.8.2009 – Suppl. Ordinario n. 142), permette al soggetto delegato, previa intesa con il datore di lavoro, di delegare a sua volta specifiche funzioni in tema di salute e di sicurezza sul lavoro.

La subdelega è ammessa solo per specifiche funzioni e non esclude l’obbligo per il delegante in merito al corretto adempimento delle funzioni trasferite. Bisogna dunque escludere, in questo caso, che l’obbligo di vigilanza possa essere assolto in caso di adozione ed efficace attuazione di modelli di organizzazione e di gestione per la sicurezza, in assenza di un espresso richiamo al comma 3 dell’articolo 16 d. lgs. 81/’08.

La subdelega deve altresì rispettare i medesimi criteri di validità fissati dall’articolo 16, primo e secondo comma. Pertanto anche essa deve risultare da atto scritto recante data certa. Anche il subdelegato, inoltre, deve possedere i medesimi requisiti previsti per l’esercizio delle funzioni che vengono a loro volta delegate.

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