Creatività e autodisciplina, arrivare al risultato con determinazione


Creatività e autodisciplina sono due concetti distinti e separati? Se la creatività è libertà di espressione che porta innovazione, può coincidere con l’osservanza di una condotta e di regole comportamentali? In un primo momento potrebbe sembrare di no, perché siamo abituati a considerare la disciplina come qualcosa di statico, talvolta rigido e predeterminato quindi nulla a che fare con le doti di spontaneità e fantasia che producono intuizioni e idee da sviluppare.

In realtà occorre distinguere tra la disciplina costruttiva, che favorisce la produzione creativa e quella dettata dal cosiddetto “critico interiore”. La prima è assolutamente indispensabile per garantire un risultato apprezzabile sotto il profilo creativo, la seconda è fine a se stessa ed è l’unica condizione schematica dalla quale occorre tirarsi fuori se vogliamo ritrovare noi stessi e quindi la nostra vera voce. Tutti siamo dotati, sin dalla nascita, di una natura intima energeticamente positiva pronta ad esprimere ciò che sentiamo.

L’ambito familiare, sociale e il sistema educativo impongono modalità e regole eccessivamente vincolanti che insegnano fin troppo a ragionare in superficie rispetto alle reali facoltà di cui siamo dotati in profondità. Accade in altre parole che ci convinciamo dei giudizi che gli altri si fanno su di noi con conseguenze negative soprattutto quando diventano sminuenti.

Finiamo quindi per avere un’opinione limitante e molto analitica di noi stessi al punto da frenare la nostra straordinaria capacità di esplorare, trovare il nuovo, applicare conoscenze e anche sbagliare per imparare. Il critico interiore è in altre parole il “posto di blocco” che opponiamo alla nostra motivazione, alla vitalità e al desiderio di mettere in campo le nostre abilità.

E’ sufficiente allora essere creativi per cambiare? No. Cosa è necessario aggiungere? Proprio la disciplina. Iniziare un’attività nuova, inventare, progettare un capolavoro o mettere in campo abilità per realizzare un sogno, presuppongono un atteggiamento mentale fondato sul lavoro e sullo sforzo, uscire fuori dalle abitudini e guardarsi allo specchio come soggetti nuovi, insoliti, meno stereotipati rispetto a come ci interpretiamo solitamente.

Lo sforzo, a sua volta, presuppone disciplina e quest’ultima deve essere interpretata come continuità, guardare avanti senza arrendersi o fermarsi, tanto più di fronte al critico interiore dei “no”, “forse”, “rimando”. La disciplina non è perfezione ma stile e buona pratica strategica per arrivare all’obiettivo. Sicché l’errore diventa nell’esperimento del creativo il veicolo fondamentale per arrivare al risultato. Ce lo dimostra un grande inventore, tra i più importanti della storia, Thomas Edison, che affermava:

Delle 200 lampadine che non hanno funzionato, ogni fallimento mi ha comunicato ciò che ero in grado di inserire nel tentativo seguente.

Nella prospettiva individuale abbiamo detto che il critico interiore è il grande fattore vincolante che occorre evitare per non soffocare la nostra creatività. Nella prospettiva collettiva l’ostacolo è insito nella burocrazia, nell’organizzazione e nelle credenze collettive. Tutti credono che l’unico modo per essere soddisfatti è quello imposto dalla società e invece ci sono molti altri modi per mettersi in gioco e reinventarsi se solo si comprende l’accezione positiva di disciplina e si abbandona quella di controllo e segregazione.

L’autodisciplina quindi è il modo corretto per veicolare le energie personali per metterle a disposizione di noi stessi e degli altri. In caso contrario, il disordine e la confusione regnerebbero sovrani e i prodotti della creatività risulterebbero privi di utilità e valore. Ci si accontenterebbe dei primi che vengono in mente mentre il processo di elaborazione potrebbe talvolta richiedere del tempo prima di restituire ciò che è pienamente desiderabile.

Educarsi, formarsi, esercitarsi, promuoversi, perfezionarsi sono gli attributi della disciplina che aumentano la forza di volontà e consentono di ignorare completamente il critico interiore. Per i giovani e gli studenti che stanno attraversando questa epoca di profonde trasformazioni, non è sufficiente mettersi in gioco o reinventarsi ma occorre studiare, informarsi, allargare l’orizzonte del proprio pensiero, impegnarsi e crescere professionalmente con costanza e spirito pratico.

Queste abitudini devono essere triple rispetto ad una volta. La scommessa che si vince con l”autodisciplina, il coraggio e lo spirito di sacrificio è quella di un’aumentata fiducia in noi stessi, con cui riusciremo a muovere parecchio. Per allenarsi l’autodisciplina, consigliamo di esercitarvi con piccole e semplici mosse quotidiane: scrivere qualcosa per dieci minuti senza cedere alle distrazioni, pensare a due modi per aumentare l’efficienza personale, non bere caffè per 2 giorni.

Lavorare di inventiva o fantasia e cedere al mondo un’idea che ci differenzi dagli altri e con la quale potremmo cambiare molte cose, potrebbe essere un atto inutile se non è accompagnato successivamente dalla ferrea convinzione di svilupparla con fermezza, serietà e tenacia. Per far capire l’utilità della disciplina basti riflettere sulla stupenda metafora legata al miracolo della natura. Ogni pianta e albero che nasce sceglie di crescere in modo disciplinato verso la luce del sole e segue direzioni improbabili con forme autonome.

Allo stesso modo noi possiamo diventare splendide persone scegliendo di “essere” e di crescere senza rimanere vittime del disordine, tanto più se governato dagli altri.

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Giornalista, esperto in comunicazione, formatore HR - fondatore ed editore di yourenterprise.net

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