Consumatori e loro tutela, il contratto e la pubblicità dei prodotti

Il consumatore è tutelato dallo Stato italiano per ciò che riguarda i contratti e la pubblicità dei beni in commercio.

Il consumatore è tutelato dallo Stato italiano per ciò che riguarda i contratti e la pubblicità dei beni in commercio.

L’imprenditore svolge la propria attività funzionalmente indirizzata alla produzione di beni e servizi, il più delle volte destinati al circuito commerciale dove il “consumatore” ne rappresenta il destinatario finale. Non di rado le transazioni aziendali vengono precedute da meccanismi mediatici, pubblicitari e, in generale, di comunicazione di massa. Il d. lgs. 206/2005 è intervenuto per regolare ed assicurare i diritti del consumatore, sovente “anello debole” della catena commerciale.

IL D. LGS. 206/05: INQUADRAMENTO E CONTENUTO  
Con il decreto legislativo n. 206 del 6 settembre 2005 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 235 del 8.10.2005 – supplemento ordinario n. 162) è stato emanato il c.d. Codice del Consumo, ovvero una raccolta (compilativa) delle variegate disposizioni legislative e regolamentari – soprattutto Europee – in materia di protezione del consumatore. Il decreto legislativo (peraltro oggetto di diverse integrazioni) distingue (art.3) il professionista, ossia la persona fisica o giuridica, pubblica o privata, che contrae nel quadro della propria attività imprenditoriale o professionale, dal consumatore, cioè a dire la persona fisica, non giuridica, né impresa piccola o artigiana, che contrae anche per scopi e finalità estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta (e dunque per consumo privato), nonché la persona fisica alla quale sono dirette le informazioni commerciali (art.5).

In particolare vengono prese in considerazione:
•    l’informazione al consumatore e la pubblicità commerciale;
•    la regolarità formale e sostanziale dei contratti in cui è parte il consumatore, la promozione delle vendite ed il credito al consumo;
•    le conclusioni di alcuni particolari contratti, ed in particolare le vendite fuori dai locali commerciali, i contratti a distanza, il commercio elettronico, la multiproprietà, i servizi turistici;
•    la sicurezza e la qualità dei prodotti, la responsabilità del produttore, la garanzia legale di conformità e le garanzie commerciali dei beni di consumo;
•    le associazioni dei consumatori e l’accesso alla Giustizia.

PUBBLICITA’ INGANNEVOLE E CLAUSOLE VESSATORIE.
Gli artt. 20 e 33 del decreto legislativo 206/05 analizzano e definiscono, rispettivamente, le fattispecie di pubblicità ingannevole e di clausole vessatorie. Con la locuzione pubblicità ingannevole si intende “qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione sia idonea ad indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico ovvero che, per questo motivo, sia idonea ledere un concorrente”.

Per clausole vessatorie, invece, devono significarsi tutte quelle “clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto”.

Per quanto attiene alla pubblicità ingannevole – per tale intendendosi le comunicazioni di massa utilizzate dai produttori allo scopo di promuovere comportamenti o scelte di modello imitativi, così inducendo il consumatore all’acquisto di merci inutili ovvero di qualità scadente – il d. lgs. 206/05 attribuisce all’Autorità garante della concorrenza e del mercato il potere di inibire, ad istanza dei consumatori, gli atti di pubblicità ingannevole che, se riconosciuti tali, rappresentano elementi idonei a far presumere l’induzione in errore del consumatore ai fini dell’annullamento del contratto stipulato a seguito della campagna pubblicitaria.

Con riferimento alle clausole vessatorie, il codice del consumo ha apportato, in materia, chiarimenti rispetto alla normativa anteriore (artt. 1469 bis e ss. c.c.) in quanto è sancita l’espressa nullità delle clausole medesime, in luogo della loro inefficacia che in passato aveva causato dubbi ed incertezze in dottrina e giurisprudenza.
Segnatamente:

a) se il contratto viene concluso tra professionisti o consumatori – cioè tra soggetti che si presumono di pari forza – le clausole vessatorie contenute in condizioni generali o moduli ovvero ancora formulari, devono essere approvate per iscritto (a pena di nullità), ai sensi e per gli effetti degli artt. 1341, comma secondo e 1342, comma secondo c.c.
Sono vessatorie quelle clausole che:
•    stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte, limitazioni di responsabilità ovvero facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l’esecuzione;
•    sanciscono, a carico del non predisponente, decadenze limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni ovvero restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti con i terzi (ad esempio: patto di non concorrenza, divieto di alienazione);
•    stabiliscono la proroga tacita o la rinnovazione del contratto;
•    deferiscono ad arbitri (cc.dd. rituali: art. 806 ss. c.p.c.) la risoluzione di controversie ovvero stabiliscono deroghe alla competenza territoriale dell’autorità giudiziaria, che è sempre quella del foro (esclusivo) del consumatore;

b) se il contratto viene concluso tra un professionista ed un consumatore, quest’ultimo – in quanto contraente presunto dalla legge più debole – viene fortemente tutelato. Ed infatti, si considerano vessatorie (art. 33, n. 2) le clausole che, seppur non contrarie a buona fede (oggettiva: artt. 1175, 1337, 1366 e 1375 c.c.), in quanto giustificate da interessi apprezzabili del professionista (ad esempio in termini di corretta gestione del servizio) determinano, a carico del consumatore, un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto. Il giudizio di vessatorietà è individualizzante, nel senso che attiene ad ogni singola fattispecie contrattuale, per come essa viene conformata dalle parti, tenendo conto della natura del bene o del servizio, delle circostanze esistenti al momento della conclusione e dell’insieme delle clausole del contratto, nonché di altro contratto collegato o da cui esso dipende. In tal modo viene a proteggersi il consumatore da indebiti approfittamenti, pur a prescindere da un concreto abuso di dipendenza economica, che più propriamente opera nell’ambito della concorrenza sleale tra imprese.

Non si considerano vessatorie le clausole che riproducono disposizioni di legge (ad eccezione dei regolamenti e degli usi normativi) ovvero convenzioni internazionali o che sono state oggetto di specifica trattativa individuale tra professionista e consumatore, anche a mezzo di moduli o formulari. In tal caso, tuttavia, la prova della non vessatorietà dovrà essere fornita dal professionista (ad eccezione delle clausole indicate nell’art. 33, n.2, lett. a, b ed l che si presumono vessatorie e restano tali). In presenza di una clausola vessatoria, tra professionista e consumatore, il d. lgs. 206/05 ne sancisce la nullità, facendo salvo il resto del contratto, a meno che la clausola non abbia rivestito motivo determinante la pattuizione, che – in questo caso – verrebbe travolta anch’essa da nullità c.d. caducante.

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