Come prevenire i terremoti aziendali, il sistema difensivo

Volete preparare le vostre aziende al cambiamento? Costruite un’organizzazione capace di gestire i terremoti aziendali, provocati da eventi esterni o interni, che potrebbero minare la capacità competitiva dell’impresa. In questo modo costruirete il “sistema antisismico” in grado di reggere meglio l’urto di eventi imprevedibili.

Andrea Notarnicola affronta il tema e fornisce alcuni utili consigli ai manager. E’ partner di Newton Management Innovation – Gruppo 24 ORE, opera per sostenere le imprese nella progettazione e gestione di programmi per il miglioramento continuo. Sviluppa l’argomento nell’articolo Cambiamo il modo di cambiare pubblicato nella rivista “L’Impresa”, edita da “Gruppo 24Ore” e di cui Your Enterprise riporta la sintesi.

E’ utile che le aziende sappiano prevenire eventi imprevisti e repentini, i cosiddetti “terremoti aziendali”, capaci di compromettere la propria competitività, nella consapevolezza che una crisi reale sarà diversa da quella ipotizzata. In ogni caso avranno eretto un sistema immunizzante capace di prevenire danni ben peggiori.

Perchè è necessario reggere l’urto futuro del terremoto aziendale? Semplice, per salvaguardare gli elementi vitali per l’evoluzione dell’organizzazione e il profitto: la resilienza, l‘inventiva e l‘ispirazione. La costruzione di una cultura d’impresa pronta al cambiamento non dovrebbe essere sporadica ma quotidiana.

In quale modo si possonno costruire questi mattoncini difensivi? La risposta è contenuta in una indagine promossa da Cipd, comunità di professionisti delle risorse umane e da McKinsey, multinazionale di consulenza direzionale. Più di 1700 tra consulenti ed esperti hanno scambiato esperienze ed opinioni in un dialogo digitale per definire l’occasione tipica nella quale le aziende decidono di avviare un cambiamento.

Gli “hackers”, così si sono definiti i partecipanti alla comunità, hanno individuato 12 nemici che bloccano la capacità di adattamento delle aziende ai terremoti. Non ci sarebbero sorprese, sono sempre: la gerarchia, la paura, il pensiero difensivo, le abitudini, la centralizzazione, le pratiche inflessibili e le strutture rigide, la carenza di competenze, il pensiero di breve periodo, l’insufficiente qualità e l’intensità della ricerca, il conformismo a discapito della necessaria diversità, una comunicazione opaca della visione e degli obiettivi.

Dal confronto sono emersi inoltre 9 principi utili per quelle aziende che sono capaci di competere. Anche in questo caso non c’è molto di nuovo ma proprio per questo siamo di fronte ad assiomi irrinunciabili in una moderna organizzazione.

Al primo posto troviamo l’apprendimento e la sperimentazione, al secondo la trasparenza rispetto alle decisioni prese dal management, al terzo l”autonomia e la fiducia, seguono il senso e il proposito comune, la diversità, la flessibilità, la creatività, la collaborazione tra pari e la meritocrazia.

Tra le proposte di maggiore interesse è emersa l’idea di permettere alle persone in azienda di costruirsi da sole il proprio ruolo, mentre si sta lavorando anche sulla possibilità di assegnare a ciascun collaboratore una funzione diversa una volta la settimana.

Tali opportunità espressive contribuirebbero ad aumentare il livello energetico dell’ambiente produttivo e sostengono una visione sistemica dell’impresa utile nelle fasi di cambiamento.

Perché questo modello regga è opportuno superare la visione del “middle manager” che considera i collaboratori come suoi, piuttosto che appartenenti all’azienda nel suo contesto generale.

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