Autonomia professionale e il coraggio di affermarsi

Autonomia  La forza delle proprie idee risiede anche nella comprensione di sé e degli altri

Autonomia professionale: avete mai sentito parlare di sfiducia in se stessi e di confusione? Sono eventi ricorrenti soprattutto quando desideriamo cambiare qualcosa di importante nella nostra vita, come la nostra condizione professionale e quindi economica.

Perché ciò succede? Vediamo di fare chiarezza e di analizzarne le premesse per evitare le cause e trovare invece i fattori che invece infondono forza e chiarezza di idee.

Perdiamo facilmente l’orientamento e la positività che ci siamo faticosamente costruiti per via di due fattori principali che riguardano il rapporto che dobbiamo necessariamente instaurare con gli altri e con noi stessi:

a) come gli altri ci vedono e quindi ci giudicano;

b) come percepiamo le altre persone.

Punto a): quante volte dopo uno scambio di battute con una persona vi sentite crollare il mondo addosso e finite col rinunciare ad un vostro progetto? In questo caso l’interlocutore vi ha trasmesso un messaggio preciso, anche senza essere stato esplicito: “siete inadatti a fare ciò che vi proponete”.

In generale queste persone vedono in voi capacità che non possiedono oppure si reputano superiori a voi pur non sapendo esattamente come dimostrarvelo nei fatti. In entrambi i casi la questione prende il nome di senso di inferiorità e l’unico modo per non esserne vittima è esservi ostili sino a smontare in modo latente i vostri propositi.

Lo stesso risultato avviene anche se non comunicate le vostre intenzioni ma restate delusi da un’aspettativa che l’altro non vi soddisfa. Pensavate che egli fosse in grado di aiutarvi ma in realtà dimostra di non saperlo o di non volerlo fare.

Punto b): il vostro quotidiano prevede un confronto continuativo con la mentalità altrui e quindi con le proprie opinioni, credenze e convinzioni. Non sempre ciò che dicono gli altri corrisponde ad un loro modo di pensare soggettivo ma gli attribuite un significato secondo il vostro punto di vista e lo stato d’animo in cui vi trovate.

In altre parole, i vostri sentimenti hanno una causa anche in voi in quello che interpretate e percepite, che ha premesse nella vostra storia personale e nelle credenze negative che avete costruito intorno alle vostre esperienze.

Consigliamo quindi di adottare le seguenti strategie per non cadere vittima di azioni demotivanti e quindi di distruggere i vostri stessi progetti:

Caso a):

Conservate autonomia di pensiero. Nessuno può sostituirsi a voi, ogni progetto è personale ed ha uno spirito e uno scopo ben precisi che solo voi comprendete a pieno.

Scegliete gli interlocutori. Non siate masochisti al punto da restare vittima degli stessi cattivi soggetti. Selezionate!

Non cedete, il tempo è denaro. Ponetevi degli obiettivi e portateli avanti con audacia e determinazione. Se necessario rimanete per qualche tempo isolati almeno per elaborare le fasi iniziali del progetto.

Siate generici. Se non potete farne a meno cercate di comunicare il vostro progetto nel modo più panoramico possibile, senza andare troppo nei particolari, a meno che non reputiate che il destinatario del messaggio non sia la persona giusta per aiutarvi a svolgerlo.

Caso b):

Interrogatevi. Ponetevi sempre il perché il vostro interlocutore vi ha espresso determinate opinioni in merito ad una vostra confidenza e se temete di aver frainteso avete tutto il diritto di chiedere spiegazioni o chiarimenti!

Siate sicuri. Prima di rendere pubblico ciò che intendete fare, risolvete eventuali vostre perplessità a riguardo e quindi sentitevi più sereni per discuterne.

Non sentitevi vittima di voi stessi. Le vostre insicurezze sono normali nella misura in cui non ancora avete chiaro il quadro della situazione, che è nuova e può dimostrarsi aleatoria. Quindi non aspettatevi necessariamente comprensione e consigli utili dagli altri. Marciate con le vostre gambe e accollatevi tutti i rischi. Di tanto in tanto fate cenno delle fasi che attraversate solo alle persone che meritano attenzione.

Scomponete il problema. Se temete di aprirvi è già il segno che c’è qualcosa che dovete ancora chiarire a voi stessi. Molto probabilmente avete un’idea complessa, non ne fate parola se prima non l’avete frazionata in parti più semplici da svolgere di volta in volta.

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Giornalista, esperto in comunicazione, formatore HR - fondatore ed editore di yourenterprise.net

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